Canzone del giorno [03-12-10] (Anzi del momento)

Con la stessa faccia ancora ballare nel freddo tagliente di una notte stellata. Fare fuori e dentro con le guance che sanno di vino e l’umido gelo che cala nelle ossa di un qualsiasi cortile, o magari di uno strettostretto marciapiede, di quelli su cui sembri l’acrobata in equilibrio, con mezzo piede sopra che scivola sul fianco di pietra. E basta tutta questa pioggia che ammala le ossa e il respiro. Vogliamo essere svegli e divertirci.

MGMT-Kids (Oracular Spectacular, 2008)

Per la miseria.

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Phrazes for the Young

Sai cosa? Il nuovo (ormai non più tanto nuovo) di Julian Casablancas è proprio carino: leggero e frizzante come una mattina di Febbraio.

Estraiamo intanto il singolo, 11th Dimension, terza traccia dell’album, e facciamoci prendere dal ritornello orecchiabile: coinvolgente, quasi ballerino, se solo si capisse che cosa diavolo devi shakerare per stare in questo ritmo bizzarro. Ritmo bizzarro che condiziona anche Left & Right in the Dark. La canzone d’apertura, Out of the Blue, serve giusto a ricordarci che, nonostante tutti i lavori solisti dei vari membri della band, Julian fa parte degli Strokes, e la sua musica ha le stesse radici. Certo che c’è un tocco più gioioso, come se fosse fatto di soda e gel per capelli, illuminato da qualche luce stroboscopica anni ’80. Da 4 Chords of the Apocalypse, lenta ballata schitarrante che sembra un ammiccante pezzo folk, il disco vira verso toni un po’ più austeri dal punto di vista musicale, sempre rimanendo volatile da quello dei testi. Ludlow Street ricorda l’elettronica dei tempi andati, mentre è decisamente più moderna la distorta e distorcente River of Brakelights. Ancora ellectropop per la conclusione di un disco di otto tracce, ma non così breve, con Glass e Tourist, traccia conclusiva un po’ più trascinata, come si raccomanda ad una traccia finale.

Disco divertente e piacevole, well done!

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Da Zero a Dieci (’00-’09)

Questo è prima di tutto un blog di classifiche. Di elenchi. Di playlists. E quindi come potremmo farci mancare quello che imperversa da settimane sui giornali e sulla Rete: una playlist con il best of del decennio appena finito. Dieci canzoni, a partire dell’anno Zero al recentemente deceduto 2009.

Riposate in pace, tanto cari Anni Zero, che avete visto, per dirla con chi di Zero se ne intende, i migliori anni della nostra vita.

0. Radiohead – Idioteque Kid A uscì nel 2000, per me fino ad adesso un album nascosto dalla coltre dei tempi. Nel 2000 stavo, credo, finendo le elementari, e i Radiohead erano ben lungi dal mio orizzonte musicale. Meno male che con la musica, fai sempre in tempo a guardarti indietro.

1. Coldplay – Don’t Panic E’ l’ultimo singolo che i Coldplay estraggono da Parachutes, loro opera prima, uscito per la verità nel luglio 2000. Una canzone aeronautica, notturna e stellare. Per dimenticare l’anno che ha scioccato il mondo.

2.  Interpol – NYC Un viaggio dentro New York con il romanticismo noir, vagamente dark, di un gruppo che nel 2002 esplose come una stella, grazie al loro primo album Turn On The Bright Lights.

3. REM – Bad Day “E’ stata una brutta giornata, per favore non farmi una foto!”

4. Arcade Fire – Rebellion (Lies) Una delle canzoni più riuscite di un album acclamatissimo, quel Funeral che è stato anche il primo dei due album finora pubblicati dai canadesi Arcade Fire. I misteri della morte, in una canzone onirica e dolorante.

5. Bloc Party – Banquet Sono apparsi dal nulla e sono balzati nei cuori sonori di tutti con questo pezzone fatto per scuotere la testa e battere i piedi. Poi la conflagrazione, il misterioso ritorno alla tenebra. Era il 2005, e stavano proprio nelle mie scarpe.

6. The Decemberists – Yankee Bayonnet (I Will Be Home Then) Il disco The Crane Wife usciva proprio nel 2006, ma per quanto mi riguarda lo strano postprog dei Decemberists l’ho scoperto da poco. Una bella sorpresa però, una musica a metà fra il più raffinato cantautorialismo e la ballata progressive dei tempi andati.

7. Angelique Kidjo ft. Ziggy Marley – Sedjedo Angelique Kidjo è una di quelle voci che quando ti entrano in testa è davvero difficile riuscire a togliersi. L’album Djin Djin è stato uno dei più acclamati di sempre nel campo dell’afrobeat, vincendo diversi premi in giro per il mondo. Un pizzico d’Africa al femminile per illuminare una galleria di corpi maschili anglofoni.

8. Le Luci della Centrale Elettrica – La Lotta Armata al Bar Prima di tutto vorrei dire che questa è stata, sin dal primo ascolto, la mia canzone preferita del disco di Vasco Brondi. La canzone è stata citata in questi giorni in lungo e in largo, e allora lo faccio anch’io: “Che cosa racconteremo/ai figli che non avremo/di questi cazzo di anni Zero?”

9. Florence & The Machine – I’m Not Calling You a Liar Una scoperta di seconda mano. Nel seonso che me la hanno poi passata proprio in questi scampoli ultimi e trasognati, per non dire innevati, dell’anno. Una voce particolare, un gusto per l’estetica molto studiato, qualche bel testo, e un buon album che ha quasi tutti i pezzi al punto giusto.

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#1 In una fredda mattina di Sole

#1 Fabrizio de Andrè – Quello che non ho Una ballata secca e graffiante, con tutta l’asprezza della voce di Fabrizio de Andrè. Dall’album dell’indiano.

#2 Indigo Girls – Power of two Le Indigo ci mettono quelle schitarrate melodiche e un po’ di miele per mettere su una canzone d’amore cantautoriale come si deve

#3 Edoardo Bennato – Il rock di Capitan Uncino L’album Sono solo canzonette è un capolavoro, ogni canzone un pezzo da non perdere. E peter Pan è solo un qualunquista.

#4 Astrud Gilberto – Garota de Ipanema Un pezzo che è immerso nel Sole, sembra fatto dell’essenza stessa di un raggio di calore.

#5 Lucio Dalla – Piazza Grande Piazza Grande viene da Sanremo. Quando era ancora il Festival della Canzone Italiana.

#6 Francesco de Gregori – Il bandito e il campione La storia, vera, dell’amicizia fra Sante Pollastri e il leggendario Girardengo. Il fango e l’orgoglio delle due ruote in un maestoso pezzo “on the road”

# 7 Dire Straits – Sultans of swing Un classico. L’assolo di chitarra forza l’ascoltatore a mimare il ‘tananananà’ di Knopfler saltellando davanti allo stereo.

#8 R.E.M. – Supernatural superserious Il primo singolo dell’ultimo album dei Rem, con l’andar del tempo ancor più introspettivi. Michael Stipe è una garanzia di qualità.

#9 Gary Go – I am wonderful A chiudere, per il mezzogiorno, un pezzo commerciale, che accoglie a gloria l’ora dell’aperitivo con le olive, l’acqua per la pasta sul fuoco, l’apparecchiatura che profuma d’inverno.

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